Appunti sul corretto trattamento delle acque meteoriche di dilavamento e di prima pioggia

  10 Dic 2019 10:00
La continua crescita delle aree destinate ad espansione residenziale ed industriale, con conseguente realizzazione di superfici impermeabilizzate (cementate o asfaltate) a scapito di superfici permeabili-drenanti, associato all'incremento dell’intensità dei fenomeni meteorici, sta determinando situazioni ad alto rischio sia sotto il profilo della salvaguardia ambientale, sia per quanto concerne la tutela dei corsi idrici, collettori fognari ed infrastrutture. 

Le situazioni critiche in cui versano molti corsi d’acqua, impongono precise scelte orientate al controllo delle portate ed al trattamento depurativo delle acque meteoriche. Gli obiettivi principali da perseguire sono rivolti al controllo delle portate allo scarico al fine di ridurre, da un lato, i rischi legati alle esondazioni dei corpi idrici recettori e, dall’altro, gli allagamenti delle aree scolanti, controllando lo smaltimento idraulico dei picchi di piena - durante eventi meteorici di straordinaria importanza - oltre alla rimozione delle sostanze inquinanti dalle acque meteoriche.
Gli interventi sono rivolti quindi al trattamento dell’intera portata delle acque di dilavamento delle superfici scolanti o di una porzione di esse, definite acque di prima pioggia.
 

Definizioni dal REGOLAMENTO REGIONALE 9 dicembre 2013, n. 26 “Disciplina delle acque meteoriche di dilavamento e di prima pioggia” (attuazione dell’art. 113 del Dl.gs. n. 152/06 e ss.mm. ed ii.)

 
1. Acque meteoriche di dilavamento
Si definiscono acque meteoriche di dilavamento, le acque di pioggia che precipitano sull’intera superficie impermeabilizzata scolante afferente allo scarico o all’immissione.
 
2. Acque di prima pioggia
L’acqua di prima pioggia è definita come quella corrispondente ad un volume pari a i primi 5 mm di precipitazione uniformemente distribuita su una determinata superficie.
 
3. Acque di seconda pioggia
Si definiscono acque di seconda pioggia la parte delle acque meteoriche di dilavamento eccedente le acque di prima pioggia.
 
4. Acque di lavaggio
Si definiscono acque di lavaggio le acque non meteoriche utilizzate per operazioni di lavaggio di aree esterne impermeabili o per altre operazioni diverse da quelle di processo.


Disciplina e trattamento di acque meteoriche di dilavamento provenienti da reti fognarie separate

 
1. Le acque di fognature urbane di tipo separato che convogliano le sole acque meteoriche provenienti da aree urbane, strade, piazzali, ed ogni altra pertinenza urbana ed extraurbana non strettamente connessa ad attività produttive, sono ammesse in tutti i recapiti finali, ma è comunque vietato lo scarico diretto nelle acque sotterranee.
 
2. Le acque di prima pioggia provenienti da reti fognarie separate sono avviate verso vasche di accumulo a perfetta tenuta stagna e sottoposte, prima del loro scarico nei ricettori finali, ad un trattamento di grigliatura e dissabbiatura. Le vasche sono dotate di un sistema di alimentazione che consenta di escludere le stesse a riempimento avvenuto. Le ulteriori acque sono avviate ai recapiti finali. Le vasche di prima pioggia devono essere dotate di accorgimenti tecnici che ne consentano lo svuotamento entro le 48 ore successive. 
 
3. Le acque meteoriche di dilavamento, in alternativa alla separazione delle acque di prima pioggia, possono essere trattate in impianti con funzionamento in continuo, sulla base della portata stimata secondo le caratteristiche pluviometriche dell’area da cui dilavano per un tempo di ritorno pari a cinque anni. 


Acque di prima pioggia e di lavaggio delle aree esterne da sottoporre a depurazione

 
Le operazioni di convogliamento, separazione, raccolta, trattamento e scarico delle acque di prima pioggia e di lavaggio sono soggette a precise disposizioni, qualora provengano da superfici in cui vi sia il rischio di dilavamento di sostanze pericolose o di altre sostanze che possano pregiudicare il conseguimento e/o mantenimento degli obiettivi di qualità dei corpi recettori.
 
Di seguito si identificano i settori produttivi e/o attività specifiche per le quali c’è il rischio di dilavamento di sostanze pericolose:

a. Industria petrolifera;
b. Industrie ed impianti chimici;
c. Impianti di produzione e trasformazione dei metalli e dei minerali;
d. Trattamento e/o rivestimento dei metalli;
e. Concia e tintura delle pelli e del cuoio;
f. Produzione della pasta carta, della carta e del cartone;
g. Produzione di pneumatici;
h. Aziende tessili che eseguono stampa, tintura e finissaggio di fibre tessili;
i. Produzione di calcestruzzo;
j. Aree intermodali destinate all’interscambio di merci e materiali;
k. Autofficine;
l. Carrozzerie;
m. Depositi di rifiuti, centri di raccolta e/o gestione e trasformazione degli stessi;
n. Depositi di rottami e/o produzione di fluff;
o. Depositi di veicoli destinati alla demolizione, attività di demolizione di autoveicoli;
p. Impianti di trattamento delle acque reflue industriali;
q. Attività destinate al carico ed alla distribuzione dei carburanti ed operazioni di vendita delle stazioni di servizio per autoveicoli.
 

Disciplina e trattamento di acque meteoriche di dilavamento provenienti da reti fognarie separate


1. Le acque di prima pioggia e di lavaggio delle aree esterne, provenienti dalle superfici e pertinenze di edifici, installazioni e/o attività di cui sopra, sono sottoposte, entro 48 ore dal termine dell’evento meteorico, ad un trattamento depurativo appropriato in loco.
 
2. È facoltà del titolare avviare le acque di cui sopra ad un impianto di trattamento gestito da terzi con le modalità proprie dei rifiuti liquidi.
 
3. L’immissione delle acque trattate in fognatura nera, è consentito purché sia verificata l’idoneità del sistema fognario/depurativo a ricevere tali acque sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo.
 
4. Le acque di dilavamento successive a quelle di prima pioggia, che provengono dalle superfici e pertinenze di edifici, installazioni e/o attività di cui sopra e che non recapitano in fognatura separata, sono sottoposte, prima del loro versamento, ad un trattamento di grigliatura, dissabbiatura e disoleazione. Se recapitano in fognatura separata sono soggette alle prescrizioni del Soggetto Gestore della fognatura. Comunque lo scarico e l’immissione di dette acque deve essere autorizzato e non deve pregiudicare il raggiungimento/mantenimento degli obiettivi di qualità ambientale.
 
5. Qualora il dilavamento di sostanze pericolose dalle superfici scoperte di edifici, installazioni e/o attività di cui sopra, in relazione alle attività che in esse si svolgono o agli usi previsti, non si esaurisce con le acque di prima pioggia, bensì si protrae nell’arco di tempo dell’evento meteorico, anche le acque di seconda pioggia sono sottoposte alla stessa disciplina delle acque di prima pioggia.
 
6. È fatto divieto di immettere nella fogna nera le acque meteoriche di dilavamento di cui sopra.
 
7. Durante le precipitazioni atmosferiche non posso essere scaricate le acque di prima pioggia trattate in qualsiasi recapito finale. 
 

Esempio di trattamento prima pioggia piazzale scoperto/coperto

 
Modalità di posa
Il disoleatore va posato su uno strato di fondazione in calcestruzzo magrone dello spessore di cm 20 livellato.
Il sollevamento delle vasche avviene mediante tre ganci applicati sulla parete esterna del manufatto.
Per tale operazione si devono utilizzare funi o catene aventi portata adeguata al peso del manufatto da movimentare.
 
Uso e manutenzione
Il disoleatore, all’atto della prima messa in servizio, come prescrive la norma UNI EN 858-1, deve essere rifornito di acqua pulita.
Per evitare fughe di solidi e di oli minerali che potrebbero compromettere la qualità dell’effluente scarico è consigliabile prevedere operazioni di ispezioni e interventi di rimozione degli inquinanti accumulati.
Per la manutenzione dei disoleatori, oltre alle normali pratiche di svuotamento realizzate da personale specializzato, è bene procedere con il dilavamento dei filtri con getto d’acqua o idropulitrice, per rimuovere eventuali biofilm creatisi a causa di cariche organiche presenti nei reflui da trattare.
A seguito delle operazioni di spurgo, riempire il disoleatore con acqua pulita.
 
Tempistica
ISPEZIONE OGNI 1-2 MESI
MANUTENZIONE (svuotamento) OGNI 6-12 MESI
N.B. Le frequenze degli interventi dipendono dal carico inquinante in ingresso.
 
Operazioni da evitare
1. Utilizzare l’impianto per scopi diversi da quelli per cui è stato installato;
2. Immettere portate d’acqua maggiori di quelle per cui è tarato l’impianto;
3. Aumentare la grandezza dei tubi collegati agli impianti e/o modificare parti interne;
4. Introdurre nell’impianto quantità di materiali grossolani in sospensione che potrebbero alterare la sua funzionalità
5. Usare detersivi che provocano emulsioni stabili.

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